Lavoro

Personal branding, le dieci parole da eliminare dal proprio CV secondo LinkedIn

Personal branding

Che internet sia ormai un mezzo fondamentale per trovare lavoro, cambiarlo o per instaurare nuovi contatti professionali è cosa risaputa; così come è noto pressoché a chiunque quanto sia importante mantenere un’immagine “social”  coerente con le nostre reali competenze.

Negli ultimi tempi sono sempre di più i recruiters delle varie aziende che si affidano al mondo dei social per selezionare i possibili candidati, e come scrivevamo in un articolo di qualche tempo fa, a volte un profilo ben gestito sa essere più eloquente di un buon curriculum.

Proprio LinkedIn, il social professionale per eccellenza, ha stilato una lista delle cosiddette buzzword, ovvero le parole chiave maggiormente inflazionate e utilizzate, che emergono dalla lettura di milioni di profili e che certamente non aiutano i vari candidati che le utilizzano a distinguersi dalla massa, ormai davvero enorme, di profili che compongono il network.

LinkedIn, proprio per questo, periodicamente pubblica la lista dei termini più usati e inflazionati all’interno del network, per invitare i suoi membri a lavorare maggiormente sul personal branding e sull’originalità.

In Italia e nel mondo, un esercito di “specializzati”

Per quanto riguarda l’Italia, il termine in assoluto più utilizzato è “specializzato”. Termine che compare al primo posto anche nella classifica mondiale, seguito dal termine “leadership”.

Al terzo posto troviamo invece il termine “strategico”, e a seguire “concentrato”, “esperto”, “appassionato”, “responsabile”, “innovativo”, “con esperienza” e “master” , usato ormai alla stregua di una competenza e non più di titolo di studio, come dovrebbe essere ovvio.

Se avete utilizzato una di queste parole nel vostro profilo, magari con la speranza di fare colpo o distinguervi, prendete seriamente in considerazione l’idea di cambiarle in favore di qualcosa di più accattivante!

Non siamo più un paese creativo?

La cosa che ha colpito maggiormente il team di LinkedIn, e che è balzata in questi giorni agli onori delle cronache di settore, è la scomparsa, proprio nel nostro Paese, famoso per il suo leggendario estro, del termine “creatività”, che solo fino allo scorso anno occupava il quarto posto, e che rappresenterebbe, secondo gli esperti, il segnale di un mercato del lavoro ormai disincantato, che cerca soluzioni nel contesto specialistico più profondo (e spesso più arido) tralasciando le caratteristiche soggettive che aggiungono valore e spesso fanno la differenza, come appunto la creatività.

Tempi duri per la creatività a quanto pare, e non solo nel nostro paese: anche all’estero il termine è sceso di svariate posizioni rispetto allo scorso anno, piazzandosi al nuovo posto, in favore di parole come “appassionato”, “strategico”, “con esperienza”, “concentrato”, “esperto”, “certificato”, “creativo” ed “eccellente”.

Piccoli cambiamenti nel linguaggio e nella ricerca di termini e parole chiave che indicano come anche il mondo del lavoro stia cambiando, orientandosi sempre di più su concetti di rapidità, concretezza e specializzazione massima, e che in piccola parte, fungeranno da cartina tornasole per raccontarci, fra qualche tempo, che piega avrà preso il mondo del lavoro.

 

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